I farmaci nella cura dell’obesità non devono mai essere sostitutivi della dieta o dell’attività fisica, ma possono andare a integrare queste due pratiche.
Attualmente le principali categorie di farmaci utilizzati sono:
anoressizzanti adrenergici (simil-amfetaminici);
serotoninergici (inducono la stimolazione del senso di sazietà);
modulatori del sistema degli endocannabinoidi e delle endorfine.
Purtroppo questi farmaci non sono esenti da effetti collaterali anche gravi e pertanto il loro uso va effettuato sotto stretto controllo medico.
Per quanto riguarda invece le terapie chirurgiche, va prima di tutto precisato che vi si ricorre solo in casi molto gravi (resistenza a qualunque tipo di trattamento medico e rischio di morte precoce e improvvisa).
Le pratiche chirurgiche attualmente in uso sono:
diversione bilio-pancreatica: nella prima fase, si opera una resezione parziale, verticale, dello stomaco che non comporta l’asportazione dell’intestino. In un secondo tempo, si effettua la ricostruzione gastro-intestinale congiungendo il breve tratto di duodeno con un tratto di intestino tenue precedentemente sezionato a metà circa della sua lunghezza tra duodeno e valvola ileo-ciecale. Il tratto di intestino che rimane così escluso dal passaggio degli alimenti viene a sua volta unito con il tratto alimentare costituendo così il tratto comune. In tal modo si riduce la superficie di assorbimento dei principi nutritivi;
bypass gastrico: si crea una piccola tasca gastrica separata dalla restante porzione di stomaco. Tale intervento rappresenta una buona soluzione terapeutica perché poco invasivo, con poche complicanze e soprattutto con risultati buoni anche a breve termine;
restrizione gastrica: per limitare l’apporto alimentare si creano due tasche comunicanti tra loro. Recentemente è stata proposta la variante del bendaggio che prevede anch’essa la creazione di una piccola tasca nella porzione superiore dello stomaco tramite, appunto, un bendaggio regolabile e reversibile per via laparoscopica.