Il
dotto arterioso è una formazione embrionale e fetale che permette al sangue di evitare il passaggio nei polmoni. Nel feto, la sua presenza è indispensabile dal momento che egli non respira e quindi i polmoni non sono funzionanti. L’ossigenazione del sangue durante la vita fetale avviene, invece, a livello della placenta.
Al momento della nascita, con il taglio del cordone ombelicale e quindi con l’esclusione della placenta, si attiva la circolazione polmonare e ciò in genere si associa alla rapida chiusura del dotto arterioso (entro 24-48 ore).
Se il dotto non si chiude, il sangue destinato a irrorare l’organismo ritorna ai polmoni, sovraccaricando i capillari polmonari. In pratica,
la mancata chiusura di questo passaggio induce una comunicazione tra l’aorta (il grande vaso che trasporta il sangue ossigenato alla periferia) e l’arteria polmonare (che invece trasporta il sangue privo di ossigeno al polmone).
Col tempo il bambino svilupperà, in conseguenza di questo anomalo sovraccarico, un'insufficienza cardiaca. In questo caso la malformazione viene corretta con un intervento chirurgico intorno al primo anno di vita.
Il più delle volte la malformazione può essere identificata con la semplice auscultazione con lo stetoscopio, perché il passaggio del sangue genera un particolare rumore (“
soffio”).
La pervietà del dotto arterioso è più comune nei prematuri rispetto ai bambini nati a termine.