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La mammografia aiuta a identificare un cancro al seno

La mammografia è un esame radiografico che permette di individuare eventuali noduli al seno, anche molto piccoli e quindi difficilmente individuabili tramite palpazione, che potrebbero essere una manifestazione precoce di cancro.

Se l’esame mostra immagini sospette, la paziente viene sottoposta ad altre indagini (come la biopsia, che consiste nell’asportare con un ago un piccolo frammento del tessuto per analizzarlo) che permettono di capire se si tratta davvero di una situazione pericolosa e, di conseguenza, di scegliere la cura più adatta e tempestiva.

Molte donne sono convinte che sia utile iniziare a fare la mammografia appena possibile. Questa convinzione, che è sbagliata, è stata indotta anche da campagne stampa non sufficientemente chiare nello spiegare i limiti e le indicazioni corrette di questo esame, nonché dalla convinzione diffusa (ma scientificamente errata) che qualsiasi screening (ovvero qualsiasi campagna per la diagnosi precoce di una malattia attuata a tappeto su tutta la popolazione) non possa che apportare benefici.

Pertanto, a parte casi particolari segnalati dal proprio medico curante, la prima mammografia è indicata non prima dei 50 anni. Solo a partire da quell’età, infatti, aumenta il rischio di ammalarsi di cancro al seno. Inoltre, verso l’inizio della menopausa i tessuti della ghiandola assumono caratteristiche tali da rendere più efficace l’esame da un punto di vista diagnostico. Prima di questa età, infatti, nel seno vi sono fisiologicamente molti piccoli noduli e cisti che possono essere scambiati per qualcosa di preoccupante, ma che in realtà non lo sono. Inoltre, i tumori al seno sono poco frequenti prima dei 50 anni.
Un’eccezione va fatta per quelle donne che hanno avuto una parente prossima (nonna, madre, figlia o sorella) malata di cancro al seno. In questo caso è opportuno anticipare i controlli fra i 35 e i 40 anni.

Ovviamente queste indicazioni sono riservate alle donne asintomatiche, cioè a quelle che non hanno manifestato sintomi e che non hanno noduli sospetti: se invece la donna stessa o il medico individuano una formazione sospetta, l’esame (o comunque un’indagine adatta a comprenderne la natura) può essere prescritta a qualsiasi età. In questo caso, però, non costituisce una misura di screening di popolazione, ma una comune misura diagnostica, doverosa quando ci si trova davanti a un segno potenzialmente patologico.

La mammografia, come ogni altro esame diagnostico, dà un certo numero di risultati sbagliati. In qualche caso non si vede niente nella lastra anche se il tumore c’è; in altri sembra che vi sia qualcosa, ma in realtà la paziente è sana. Quest’ultima evenienza, in particolare, può portare a interventi inutili come un eccesso di biopsie e talvolta anche a interventi chirurgici evitabili. Sotto i 50 anni è molto più probabile che l’esame dia un risultato falso, ed è per questo che in genere la soglia di età è fissata appunto alla cinquantina. Se necessario, e in presenza di sintomi, il medico può prescrivere alle donne sotto i 50 anni un’ecografia, che è più adatta a studiare i tessuti giovani.
In genere, è bene ripetere la mammografia ogni due anni. Se la donna ha parenti malate di cancro o se negli esami precedenti è stato notato un nodulo da tenere sotto controllo, il medico prescriverà l’esame in tempi più brevi.

 

    

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