Negli ultimi quarant’anni si è notevolmente modificata l’abitudine al
fumo.
Se storicamente sono sempre stati gli uomini i fumatori più accaniti, nei decenni recenti si è assistito quasi a un’inversione di tendenza, con l'aggravante dell'aumento del consumo di sigarette anche fra i più giovani.
Insieme a
colesterolo, pressione alta, inattività, obesità e diabete, il fumo di tabacco è tra i principali fattori di rischio evitabili per le malattie cardiocerebrovascolari,
oltre ad essere un fattore di rischio per malattie
croniche come:
aterosclerosi;
numerosi tipi di cancro: polmoni, laringe, bocca, pancreas, vescica, reni, cervice, esofago, stomaco e intestino;
malattie polmonari quali l’enfisema polmonare e la bronchite cronica.
Il fumo fa alzare la pressione del sangue, diminuisce la tolleranza all’esercizio fisico,
aumenta la tendenza del sangue a coagularsi e riduce la frazione “buona” di colesterolo (quella chiamata HDL, ovvero le lipoproteine ad alta densità).
Le fasce d’età più esposte al rischio di malattie
cardiocerebrovascolari, indipendentemente dal sesso, sono quelle sotto i 50 anni, diversamente da quanto si possa pensare.