I fattori di rischio vengono suddivisi in modificabili e non modificabili: mentre questi ultimi rappresentano accidenti di tipo ereditario, i primi sono, invece, per la maggior parte, conseguenza di comportamenti personali, abitudini e stili di vita sui quali si può intervenire.
In questa sezione ci occuperemo in maniera dettagliata dei principali “nemici”
del cuore:
il diabete, che, se non tenuto sotto controllo, può dar luogo ad aterosclerosi;
il fumo di sigaretta, responsabile dell’aumento della pressione e del battito cardiaco e di una minore ossigenazione del cuore;
l’ipercolesterolemia che aumenta il rischio aterosclerotico;
l’ipertensione che favorisce l’aterosclerosi e obbliga il cuore a un superlavoro;
l’obesità, che, insieme al sovrappeso, può favorire eventi come ictus e infarto.
Un’ampia sezione è dedicata alla definizione e al calcolo del rischio cardiocerebrovascolare globale, un indicatore messo a punto di recente che permette di valutare la probabilità di ammalarsi, tramite l’incrocio e la valutazione complessiva dei livelli di alcuni fattori di rischio sia modificabili sia non modificabili.
Tra questi, sono particolarmente significativi:
l’età (il rischio cresce con gli anni);
Il sesso (l’incidenza è maggiore tra gli uomini, ma dopo la menopausa il rischio si equipara);
la familiarità (la probabilità è maggiore se in famiglia ci sono casi di eventi cardiovascolari precoci, cioè a meno di 55 anni per gli uomini e a meno di 65 anni per le donne).