Per effettuare una diagnosi di
angina il medico deve valutare attentamente tutti i vari
sintomi insieme ai
fattori di rischio. In questo modo potrà avere informazioni precise per sospettare una
cardiopatia ischemica e proseguire con gli accertamenti diagnostici del caso.
Fattori di rischio non modificabili (indipendenti dalla nostra volontà):
età (più si avanza con l’età e più il rischio aumenta);
sesso (essere maschi è un fattore di rischio più alto, almeno fino alla menopausa);
familiarità (ossia il fatto che tra i propri familiari ci siano o ci siano stati casi di angina o di infarto).
Esistono, inoltre, alcune patologie che rappresentano un fattore di rischio per l’angina pectoris. Tra queste, la principale è il
diabete.
Fattori di rischio modificabili
fumo di sigaretta;
obesità o sovrappeso;
vita sedentaria;
abuso di alcol;
ipertensione;
livelli di colesterolo totale o colesterolo “cattivo”(LDL) elevati;
livelli di colesterolo “buono” (HDL) bassi;
liveli di trigliceridi alti.
Esami
Elettrocardiogramma Il primo esame da effettuare è l’
elettrocardiogramma (ECG) basale. In caso di paziente asintomatico esso non sempre è in grado di mostrare un’
ischemia (cioè un difetto di apporto di ossigeno al cuore) ed è perciò necessario fare anche un
elettrocardiogramma sotto sforzo. Questo, producendo un aumento dei battiti cardiaci e del consumo di ossigeno, induce, in caso di
stenosi (restringimento) significative delle coronarie, un’ischemia ben visibile con l’ECG.
Scintigrafia Se vi sono ancora dubbi, si possono fare altri esami di approfondimento: ad esempio, la
scintigrafia miocardica, che consiste nell’iniettare per via endovenosa, al culmine dello sforzo fisico, una sostanza radioattiva che in caso di stenosi sulle coronarie si distribuirà attraverso il sangue meno bene al muscolo cardiaco evidenziando se ci sono zone di cuore in sofferenza (ischemica).
TAC Negli ultimi tempi si sta sempre più perfezionando, e sono sempre più numerosi gli ospedali che ne sono dotati, la
TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) per lo studio delle coronarie. Si tratta di un apparecchio molto simile a quello utilizzato per eseguire la TAC in altri distretti dell’organismo, che sfrutta la distribuzione di una sostanza chiamata
mezzo di contrasto all’interno delle coronarie che dopo l’acquisizione di un numero consistente di immagini è in grado di eseguire una ricostruzione tridimensionale delle coronarie ma anche dell’
aorta ascendente (il vaso che parte dal cuore e distribuisce il sangue ai tessuti).
Coronarografia Se i test cosiddetti di ischemia (la prova da sforzo, la scintigrafia) o la TAC coronarica danno dei risultati che lasciano supporre la presenza di ischemia, si pone indicazione alla esecuzione di un esame angiografico specifico per le coronarie: la
coronarografia. Con l’aiuto di una sonda si infila attraverso l’
arteria femorale (un grosso vaso situato a livello dell’inguine) oppure attraverso l’
arteria radiale (un vaso più piccolo situato a livello del polso) un tubicino (
catetere) piccolo ma lungo che arriva fino al cuore in prossimità del punto di origine delle coronarie. Attraverso il tubicino si incannulano le coronarie e si inietta un mezzo di contrasto. Questa sostanza è come se colorasse le coronarie rendendole visibili su dei monitor consentendo quindi di rilevare la presenza di restringimenti (
stenosi) responsabili dell’ischemia. Se ci sono le
condizioni favorevoli la procedura continua, si fa passare attraverso la stenosi o l’occlusione una sottilissima guida metallica e su questa un palloncino che una volta giunto nel vaso stenotico, od occluso, viene gonfiato determinando l’apertura del vaso (
angioplastica).