Per molto tempo gli amanti della tazzina di espresso si sono visti redarguire da parenti e amici: «Bada che ti si alza la pressione!». Ebbene, in realtà il caffè non influenza l’andamento di una forma cronica di ipertensione, ma induce un
lieve aumento della pressione sanguigna subito dopo il consumo, aumento che però si esaurisce rapidamente.
Lo hanno dimostrato diversi studi, il più importante dei quali è stato pubblicato sulla rivista JAMA - The Journal of the American Medical Association - nel 2005 e che ha esaminato il destino di ben 156.000 donne americane. L’analisi delle loro abitudini alimentari ha smentito che vi sia un legame tra consumo di caffè e ipertensione.
È importante ricordare, tra l’altro, che la
caffeina contenuta in una tazzina di italianissimo espresso è molto minore di quella che si trova in una tazza di caffè americano. La ragione risiede nel modo di produzione. Con l’espresso, l’acqua resta a contatto del caffè per un tempo brevissimo, mentre i caffè prodotti per filtrazione lenta, come quello americano, sono carichi di caffeina.
Altri studi hanno dimostrato che un consumo superiore a cinque tazzine di espresso al giorno può però essere dannoso per chi già soffre di ipertensione.
Il consiglio, quindi, è quello di consumare tranquillamente caffè quando se ne ha voglia, ma con
moderazione. Secondo lo studio sopra citato, tra l’altro, un consumo moderato avrebbe addirittura un effetto benefico sui vasi, agendo come una sorta di “ginnastica”.
Attenzione, però, a tutte le bevande che contengono caffeina, come il tè e le cola: vanno sommate alle tazzine di espresso se si desidera tenere il conto del corretto consumo giornaliero.